Droga e criminalità
Considerando le correlazioni fra tossicodipendenza e criminalità dobbiamo affermare a scanso di equivoci e banali generalizzazioni come esse siano assai complesse e molteplici, e come mutevole possa risultare la loro composizione , a seconda delle prospettive di analisi. Preliminarmente distinguiamo:
- criminalità diretta quale risultato della commissione di reati sotto l'effetto di sostanze psicoattive
- criminalità da sindrome da carenza quale risultato della commissione di reati durante tale situazione clinica
- criminalità indiretta quale risultato della necessità di procurarsi il denaro per acquistare le sostanze usate
- criminalità da ambiente quale risultato della interazione fra il contesto sottoculturale di alcuni tossicodipendenti e le aree criminose nelle quali essi sono soliti confluire.
Nel primo caso è difficile comunque distinguere quando il
comportamento delittuoso sia favorito dall'effetto propriamente farmacologico
della sostanza oppure se sia espressione del deterioramento della personalità o
dell'appartenenza a una sottocultura criminosa e violenta da cui non raramente
provengono i più gravi tossicomani.
E' da osservare che l'uso di droga non
induca di per sé alla commissione di atti violenti o di altri delitti; le
alterazione psichiche legate all'effetto acuto delle droghe solo raramente
inducono in uno stato di alterazione facilitante gesti insensati, azioni
incontrollate o violente. I delitti commessi per l'effetto diretto di droga sono
perciò statisticamente poco rilevanti.
I dati scientifici indicano che in
situazioni eccezionali sotto l'effetto di alcune droghe possono aversi disturbi
psichici che si evidenziano in alterazioni del controllo, perdita o diminuzione
delle inibizioni, in stati psicotici, in stati confusionali o di eccitazione, in
esaltazione del tono dell'umore: disturbi psicopatologici di tal genere possono
provocare reati violenti, aggressioni sessuali o d'altro tipo, azioni incongrue,
condotte pericolose. Sono peraltro manifestazioni che possono verificarsi con
l'uso di tutte le sostanze psicoattive, e perciò anche di
psicofarmaci.
Comportamenti inconsulti o violenti direttamenti legati
all'effetto farmacologico delle amfetamine, o della cocaina o degli allucinogeni
sono stati segnalati ma raramente. Sembra invece palese che l'assunzione di
cannabinoidi stimoli l'effetto di comportamenti astensionistici , gli stati di
quiete e di piacevole inerzia o di bonaria euforia: atteggiamenti difficilmente
criminogenetici.
L'eroina è invece una droga criminogena non tanto per
l'azione farmacologia immediata ma soprattutto per cause indirette. La
percezione sociale della pericolosità dell'eroinomane si ricollega, almento in
parte, a comportamenti per lo più imprevedibili sulla base degli effetti
farmacologici della sostanza .
Nel secondo caso, ( comportamenti dovuti a sindrome da carenza) si tratta invece di atti delittuosi che vengono commessi in una particolare condizione di sofferenza angosciosa, che può portare a difficoltà di autocontrollo, fino alla perdita completa dello stesso, legata all'urgenza di procurarsi rapidamente la droga. Si tratta perlopiù di furti impulsivi, agiti senza un vero e proprio progetto delittuoso, o di reati finanziari.
Più frequente è invece la criminalità indiretta in cui si individua una correlazione mediata con la droga (soprattutto eroina). In questo caso ci si trova di fronte spesso ad uno stato di dipendenza da oppiacei grave associata ad una alterazione dell'introiezione normativa morale. In particolari condizioni personali e sociali l'eroinomane può adottare comportamenti tipici di un delinquente abituale: le vessazioni e le estorsioni verso i familiari, e ben più spesso i furti, le aggressioni, le rapine, gli scippi, la prostituzione, lo spaccio di stupefacenti "al minuto" sono, in questi casi, i mezzi utilizzati per procacciarsi il denaro. Si tende dunque attribuire a tali soggetti una "particolare pericolosità sociale" sia per l'elevato numero e costo per la collettività dei reati contro la proprietà, sia per la diffusione capillare delle attività di spaccio.
Vi è anche tra droga e criminalità una correlazione ambientale: vi
sono cioè alcuni contesti sociali, dove il consumo di droghe è particolarmente
intenso e dove confluiscono i tossicomani; spesso sono aree urbane dove anche la
criminalità comune è uno degli aspetti strutturali tipici.
Va osservato
comunque che fra i delinquenti comuni l'uso di droghe è molto diffuso (di eroina
e anche di cocaina) e che in certe aree di delinquenza comune molti delinquenti
abituali divengono tossicomani; questa condizione può chiamarsi tossicomania dei
delinquenti, accanto a quella della delinquenza dei tossicomani.
Questa
distinzione risulta comunque piuttosto artificiosa nel contesto quotidiano, in
quanto si osserva quasi una sovrapposizione dei modelli comportamentali
segnalati.
I delitti compiuti dai tossicomani in connessione con l'uso e l'abuso di sostanze stupefacenti possono collocarsi in tre categorie ben distinte:
- delitti specifici, in violazione del T.U. 309/90
- delitti compiuti sotto l'azione di sostanze stupefacenti;
- delitti compiuti allo scopo di procurarsi sostanze stupefacenti o i mezzi per acquistarle.
I delitti specifici, frequentemente compiuti dai tossicomani in
violazione del T.U. .309/90, si riferiscono alla detenzione illecita di
stupefacenti, in quantità non modiche per uso proprio, o in quantità per uso
altrui (artt. 71 2 72). La norma consente cioè la detenzione per uso personale
di sostanze stupefacenti e colpisce il tossicodipendente che, per alimentare la
sua abitudine, si dedica al piccolo spaccio di stupefacenti, che è probabilmente
il delitto di più frequente riscontro, fra quelli commessi in violazione della
legge speciale.
Un altro delitto relativamente frequente, ma difficilmente
dimostrabile in concreto, è rappresentato dall'induzione all'uso di sostanze
stupefacenti o psicotrope (art. 76): è appunto questo delitto che alimenta il
proselitismo.
Secondo Ponti, si possono rilevare alcuni tipi di carriera
criminale che ricorrono con frequenza:
- soggetti che hanno conservato l'integrazione sociale: fanno uso di canapa, passano alle amfetamine, qualche volta agli oppiacei: la presunzione della loro pericolosità è immotivata;
- soggetti inseriti nella sottocultura dei drogati: l'appartenenza ad una specifica associazione differenziale costituisce un alto rischio di criminalità e gli appartenenti ne subiscono le conseguenze;
- i dipendenti da eroina: essi stanno divenendo nella quasi totalità autori abituali di atti criminosi, trovando solo nel delitto la possibilità di reperire i mezzi per procurarsi la droga.
Le sostanze stupefacenti interferiscono con le funzioni
psichiche e possono alterare la capacità di intendere e di volere (art.85 del
codice penale).
E' necessario valutare nel caso specifico le condizioni
di:
a) intossicazione acuta
In riferimento agli articoli 92 e 93 del
codice penale si ha che lo stato di intossicazione acuta da sostanze alcoliche o
stupefacenti, che non derivano da caso fortuito o da forza maggiore, non ha
rilevanza sull'imputabilità.
Quindi per quanto riguarda le droghe il
Legislatore attribuisce all'individuo la responsabilità della condizione in cui
si viene a trovare. Gli atti compiuti in condizioni di non capacità di intendere
e di volere sono la conseguenza di una scelta operata in condizioni di
"normalità psichica".
b) intossicazione cronica
In riferimento
all'articolo 95 del Codice Penale si ha che per i fatti commessi in stato di
cronica intossicazione prodotta da alcool o sostanze stupefacenti si applicano
le disposizioni contenute negli articoli 88 (vizio totale di mente) e 89 (vizio
parziale di mente) del codice penale. _Cioè il tossicodipendente cronico PUO'
essere giudicato (non necessariamente DEVE essere giudicato) incapace di
intendere e volere.
L'intossicazione cronica per essere riconosciuta come
malattia e quindi vizio totale o parziale di mente, deve indurre una alterazione
psichica permanente.
Tale concetto è stato ribadito dalla Corte di Cassazione
con una sentenza del 1995: la psicopatia permane indipendentemente dal
rinnovarsi dell'azione di assumere le sostanze psicotrope.
Il perito clinico
quindi deve cercare le alterazioni psichiche permanenti che devono essere
documentate da un danno organico definitivo e non suscettibile di modificazioni
anche con la sospensione della sost.... [???]